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MUSEO DI SCIENZE

 

ORTONA

 

LE FOTO 82°

 

FRANCAVILLA

 

3° MEETING

 

82° COMPLEANNO

 

PRESEPE 2008

 

FOTO DELCARNEVALE

 

SLIDE MERCATINO

 

VASTO

 

CRIPTA

 

S. Giovanni Chietino - 30 Gennaio 2008right

a San Giovanni

 

Sulla strada di Vasto ci fermiamo ai Trabocchi

Dopo aver passato Ortona ci avviciniamo alla famosa Rocca di San Giovanni Teatino, situata in bella posizione sull’apice di uno sperone roccioso che mostra i tratti dell’antica cinta muraria e dell’antica torre medievale. Nell’alto Medioevo, il Paese fu possesso di alcune famiglie della nobiltà franco-longobarda, e in seguito fu interessato alla colonizzazione benedettina entrando a far parte del patrimonio dell’Abbazia di San Giovanni in Venere. Il suo nome deriva dall’utilizzo che i monaci ne fecero: una rocca munita di torri e alte mura in cui rifugiarsi durante le scorribande dei Saraceni, molto frequenti all’epoca. Verso la metà del 1500 subì la decadenza dell’Abbazia e a fine ‘700 fu reintegrata nel Regio Demanio. Il Paese attuale, dedito soprattutto all’agricoltura con un invidiabile territorio che si affaccia sul mare, si presenta come uno dei posti più suggestivi e caratteristici dell’intera costa adriatica grazie alla presenza dei centenari trabocchi che abbelliscono le sue scogliere. Noi oggi non saliamo su alla rocca ma ci manteniamo lungo l'Adriatico per fare visita ai due meravigliosi Trabocchi ricostruiti fedelmente sul ciglio del muraglione che delimita un porticciolo di barche. Questa zona è divenuta, nella seconda metà del XVII secolo, la patria della famosa famiglia dei Verì, venuti probabilmente dalla Francia, abilissimi artigiani, esperti in guadi dei fiumi chiamati pontuaroli per l’abilità nel gettare passerelle. Si insediarono in un ambiente suggestivo e selvaggio mentre, contemporaneamente, un altro nucleo familiare proveniente dalla Germania, una comunità di tessitori, cardatori, funai, dedita ai piccoli commerci, occupava un sito adiacente. Questi ultimi cominciarono a chiamare “virr” le famiglie di origine francese, per la vita disordinata che conducevano. Dalla deformazione fonetica e lessicale di “virr” si arrivò a Virì e presto a Verì. I Verì, rudi, di notevole stazza fisica, fortissimi, audaci, rissosi, non sapevano navigare, nè nuotare, ma erano geniali “pontieri”. Gettarono ardite 
 

 

         Trabocco

passerelle sull’acqua, di scoglio in scoglio, e le prede erano abbondantissime. Divennero anche abili fiocinatori e arpionatori e, essendo in grado di lavorare il ferro e il legno, arricchirono l’impalcato iniziale in legno con diagonali semplici o con croci di S. Andrea. Provarono poi a portare delle travi fuori dall’impalcato a cui appendere le reti, ma i materiali non erano idonei e mostravano scarsa resistenza agli agenti atmosferici. Le travi marcivano, le funi avevano poca tenuta, le reti dovevano essere sostituite frequentemente. Finalmente scoprirono le querce e i lecci, ma non di rado, nonostante la costruzione migliori, sotto il peso delle reti e del pescato, la struttura crollava e bisognava ricominciare da capo. Un evento importante, la costruzione della ferrovia, assicurò l’arrivo di nuovi materiali e nuove tecnologie e l’utilizzo del filo di ferro. La struttura del trabocco cominciò a cambiare, a diventare più leggera, i componenti più esili. Oggi il trabocco ormai è solo un elemento d’arredo della costa del paese di Rocca San Giovanni, e raramente è possibile incontrare qualche vecchio pescatore calare e issare le reti.

 

 

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Antonio@Enio

 
trabocchi

 

 

 

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a San Giovanni

 

Sulla strada di Vasto ci fermiamo ai Trabocchi

Dopo aver passato Ortona ci avviciniamo alla famosa Rocca di San Giovanni Teatino, situata in bella posizione sull’apice di uno sperone roccioso che mostra i tratti dell’antica cinta muraria e dell’antica torre medievale. Nell’alto Medioevo, il Paese fu possesso di alcune famiglie della nobiltà franco-longobarda, e in seguito fu interessato alla colonizzazione benedettina entrando a far parte del patrimonio dell’Abbazia di San Giovanni in Venere. Il suo nome deriva dall’utilizzo che i monaci ne fecero: una rocca munita di torri e alte mura in cui rifugiarsi durante le scorribande dei Saraceni, molto frequenti all’epoca. Verso la metà del 1500 subì la decadenza dell’Abbazia e a fine ‘700 fu reintegrata nel Regio Demanio. Il Paese attuale, dedito soprattutto all’agricoltura con un invidiabile territorio che si affaccia sul mare, si presenta come uno dei posti più suggestivi e caratteristici dell’intera costa adriatica grazie alla presenza dei centenari trabocchi che abbelliscono le sue scogliere. Noi oggi non saliamo su alla rocca ma ci manteniamo lungo l'Adriatico per fare visita ai due meravigliosi Trabocchi ricostruiti fedelmente sul ciglio del muraglione che delimita un porticciolo di barche. Questa zona è divenuta, nella seconda metà del XVII secolo, la patria della famosa famiglia dei Verì, venuti probabilmente dalla Francia, abilissimi artigiani, esperti in guadi dei fiumi chiamati pontuaroli per l’abilità nel gettare passerelle. Si insediarono in un ambiente suggestivo e selvaggio mentre, contemporaneamente, un altro nucleo familiare proveniente dalla Germania, una comunità di tessitori, cardatori, funai, dedita ai piccoli commerci, occupava un sito adiacente. Questi ultimi cominciarono a chiamare “virr” le famiglie di origine francese, per la vita disordinata che conducevano. Dalla deformazione fonetica e lessicale di “virr” si arrivò a Virì e presto a Verì. I Verì, rudi, di notevole stazza fisica, fortissimi, audaci, rissosi, non sapevano navigare, nè nuotare, ma erano geniali “pontieri”. Gettarono ardite 
 

 

         Trabocco

passerelle sull’acqua, di scoglio in scoglio, e le prede erano abbondantissime. Divennero anche abili fiocinatori e arpionatori e, essendo in grado di lavorare il ferro e il legno, arricchirono l’impalcato iniziale in legno con diagonali semplici o con croci di S. Andrea. Provarono poi a portare delle travi fuori dall’impalcato a cui appendere le reti, ma i materiali non erano idonei e mostravano scarsa resistenza agli agenti atmosferici. Le travi marcivano, le funi avevano poca tenuta, le reti dovevano essere sostituite frequentemente. Finalmente scoprirono le querce e i lecci, ma non di rado, nonostante la costruzione migliori, sotto il peso delle reti e del pescato, la struttura crollava e bisognava ricominciare da capo. Un evento importante, la costruzione della ferrovia, assicurò l’arrivo di nuovi materiali e nuove tecnologie e l’utilizzo del filo di ferro. La struttura del trabocco cominciò a cambiare, a diventare più leggera, i componenti più esili. Oggi il trabocco ormai è solo un elemento d’arredo della costa del paese di Rocca San Giovanni, e raramente è possibile incontrare qualche vecchio pescatore calare e issare le reti.

 

 

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