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Ortona vista dal Porto
alcune foto.
Percorrendo la stradina che si diparte dalla piazza, nei
pressi dell'ufficio postale ci fermiamo a comperare dei
souvenir per arrivare poi davanti al meraviglioso portale
dela chiesa di San Tommaso. La basilica deve l'intitolazione
alla presenza delle reliqie dell'apostolo Tommaso, il santo
che "voleva vedere per credere". Le spoglie furono traslate
dall'isola di Scio e condotte nella cittadina abruzzese nel
1258 dal monarca Leone Acciaiuoli; da allora la stessa
storia culturale di Ortona ha un preciso punto di
riferimento nella cattedrale.La chiesa le cui origini
affondano in un passato remoto che si confonde con
preesistenze pagane, subì molteplici ricostruzioni nel corso
del tempo nel 1125 in seguito a un tremendo terremoto ed
ancora due anni dopo a causa della distruzione operata in
città da Goffredo Normanno (in quest'ultima occasione il
tempio fu dedicato a Maria Regina degli Angeli, o più
semplicemente alla Madonna degli Angeli). Uno dei momenti
più drammatici coincise con la devastante incursione turca
del 1566 guidata da Pvali Pascià

che,
muovendosi con 155 galee musulmane contro Venezia, provocò
morte e distruzione lungo il litorale abruzzesee le nuova
rovina della chiesa, ma ancora una volta l'attaccamento a S.
Tommaso spinse gli ortonesi a promuovere una nuova e rapida
ricostruzione, che fu in quel caso condotta dal'imprenditore
milanese mastro Medina: in quella stessa occasione la chiesa
fu elevata alla dignità di cattedrale. Nuovi rifacimenti
furono attuati nel corso del XVII e XVIII secolo, fino a
quello radicale resosi necessario in seguito ai
bombardamenti della seconda guerra mondiale, quando Ortona
fu fronte di guerra fino al 1943, un maestoso porticato
scandito da pilastri ottagonali si apriva sul lato della
chiesa rivolto alla piazza ed accanto ad essa ancora
sventrata la torre medievale realizzata da Mastro riccardo
nel 125. Quasi nulla rimane oggi dell'originaria
impostazione architettonica della chiesa di S.Tommaso,
ricostruita praticamente ex novo fra il 1946 ed il 1949,
quando fu riconsacrata e nuovamente aperta al culto.
L'intervento moderno, condotto dall'architetto romano
Drisaldi, ha conferito una certa monumentalità allo spazio
interno, che si dilata nelle cappelle poste ai lati della
grande nave centrale e nella maestosità del presbiterio,
rialzato e coperto dalla cupola. In seguito con lavori
curati dall'architetto aquilano cortelli, furono ricostruiti
il campanile e le facciate in cotto e furono riassemblati il
portale laterale ( in asse con l'altare maggiore) ed il
bellissimo portale marmoreo dell'ingresso principale.
quest'ultimo, realizzato nel 1311 dallo scultore ortonese
Nicola

Mancino
rappresenta ancor oggi uno degli aspetti salienti della
chiesa a cui introduce con l'elegante strombatura e la sua
raffinata plastica architettonica, la cui ricchezza
decorativa influenzò molti portali chietini del XVI secolo.
La sottostante criptache custodisce le reliquie del santo,
coperta da un coreografico sistema di travi a raggiera, fu
invece realizzata nel 1969. merita infine di essere
menzionato il Museo Diocesano della cattedrle sottratto alla
spoliazione piratesche ed alla distruzione della Seconda
Guerra Mondiale, il cospicuo ed eterogeneo corpus di opere è
costituito da dipinti, argenterie, paramenti sacri,
ceramiche e reperti antichi e medievali. Aperto al pubblico
nel 1980 proprio in occasione della festa del "Perdono" ( la
celebrazione dell'apostolo Tommaso), il Museo è disposto
nelle tre sale che scandiscono il fianco sinistro della
chiesa dove in origine si trovavano le Cappelle del Rosario,
del Battistero e di S.cristoforo. Tra i significativi
capolavori raccolti nel Museo si può ricordare il dipinto
settecentesco di Scuola Napoletana raffigurante lo
Sposalizio mistico di S.Caterina e la Tavola Quattrocentesca
del Volto Santo e la leggenda del giullare, Giànella
cappella del salvatore della chiesa.
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