a
Chieti
GIORNATA DEL
TERZO MEETING A CHIETI
Arrivo a Chieti
verso le 15, stanchi ma soddisfatti del viaggio, che nonostante
piccoli intoppi, per lo più nel tratto Ala - Affi dove i Tir erano
tutti schierati sulla corsia di marcia formando un muro sulla destra
di chi viaggiava verso Verona, per una lunghezza di almeno 4 o 5
chilometri, semplicemente allucinante. Il viaggio si è svolto
comunque, senza incontrare nebbia, nè ad Affi, ne a Verona, che
solitamente ne è la patria, fino a Chieti, facendo normalmente le
nostre tre o quattro soste canoniche. Uscita, dopo 6 ore circa di
viaggio a Pescara ovest ( praticamente a Chieti ) e subito su per la
Colonnetta per arrivare in fine alla Madonna degli Angeli. Domenica
alle 9 di mattina, santa messa, alla Chiesa della Madonna degli
Angeli e poi salita a Chieti per le 10,30 per incontrare i
fedelissimi della V chimici sez A, (diplomati nel 1966), del Luigi
di Savoia, disponibili al cafè Vittoria, quello storico, situato
sotto i portici a destra della Banca d'Italia. Parcheggio la
macchina in Piazza San Giustino alle 10 e prima sorpresa il bar di
Piazza Duomo è chiuso e debbo andare proprio al Vittoria a far
colazione con un cappuccino e una brioche alla marmellata ( prezzo 2
euro). Esco dal Vittoria e mi avvio lungo il corso Marrucino dove ci
sono le bancarelle del mercatino mensile delle robe antiche e scatto
diverse foto mentre controllo sulle bancarelle dei libri vecchi se
c'è qualche testo interessante. Alle 10,20 telefono a Carlo e mi
risponde la moglie che essendo stata male la madre durante la notte
il figlio è andato ad assisterla e non potrà esere dei nostri per
l'aperitivo. Alle 10, 25 telefona Franco che è arrivato in centro e
si unisce a me nella visita alle bancarelle. Stefano arriva subito
dopo e tutti e tre andiamo al bar e ci sediamo ad un tavolino vicino
alla finestra che da sul corso e facciamo il punto, raccontandoci
delle nostre peripezie dall'ultima volta che ci siamo visti.
Stefano, a differenza di noi altri è l'unico che lavora ancora e di
problemini, con la fabbrica in cui lavora tutt'oggi ne ha parecchi,
ma mette tutto sul ridere e cerca di rendere la rimpatriata allegra.
Ci racconta di quando Cicconetti arrivando a scuola, il terzo anno,
dalla Svizzera, fu salutato da tutti, in piedi ordinatamente col:
"Buongiorno professore" e lui: "ma che prufessore e prufessore, jè
sò 'nalunne cumma vù, solo che tenghe chjù enne." Alle 12 ritorno a
casa a pranzo, è arrivata anche la famiglia di mio fratello e come
al solito, la moglie, si è voluta scomodare con i egalini di rito.
Ci sediamo per il pranzo perchè alle 15, io e Luciano andiamo a
Francavilla per assistere alla caratteristica sfilata dei carri e
per farne delle fotografie .

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